COMMENTI (SBOBINATI) AI VANGELI FESTIVI

IV Domenica di Pasqua

Vangelo: Gv. 10, 27-30

In quel tempo Gesù disse: "Le Mie pecore ascoltano la Mia voce e Io le conosco ed esse Mi seguono. Io do loro la Vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla Mia mano.

Il Padre Mio che Me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre Mio. Io e il Padre siamo una cosa sola".

In questo Vangelo ci sono due punti fondamentali: il discorso di Gesù come Pastore e la frase (che ci lascia perplessi): "Io e il Padre siamo una cosa sola".

"Una cosa sola" vuol dire che sono un tutt'Uno. A questo punto si ripropone il problema di secoli, quello di conciliare il Dio degli ebrei con il Dio dei cristiani.

I teologi hanno fatto tanti sforzi per spiegare questo punto, ma alla fine, i loro sforzi, sono diventati delle elucubrazioni.

Bisogna accostare con animo semplice queste Parole di Gesù per cercare di capirle.

Noi, molte volte, basandoci sulle affermazioni di certi teologi, consideriamo Dio come una Realtà diversa dalla nostra: una realtà matematicamente definita. Definiamo Dio come tre Realtà diverse, come tre Soggetti, tre Persone, invece Dio è uno solo.

Quando noi parliamo di una persona, parliamo di una entità a sè stante, completa a se stessa. Quindi, se diciamo che Dio è una Persona sola, la Persona è una, anche se ha poi assunto tre "forme" per farsi conoscere; tre "forme" che noi poi (giustamente) distinguiamo, ma che non vanno confuse con tre soggetti. Non ci sono tre Dei! Noi, invece, purtroppo, a volte ci esprimiamo come se ci fossero tre Dei, ed è su questo punto che facciamo inorridire gli ebrei i quali dicono che Dio è uno (e hanno ragione!).

Dio è uno solo, è un Soggetto solo, è una Persona sola.

I latini quando parlavano di "persona" parlavano di personalità; proprio come per la personalità che assumevano gli attori cambiando la maschera che si mettevano davanti al viso per recitare: lo stesso attore poteva assumere diverse personalità.

La frase di Gesù è molto chiara: "Io e il Padre siamo un tutt'Uno".

Gesù è Dio che ha assunto la natura umana; natura che Gli serve per mostrarsi a noi: Gesù Cristo è l'aspetto visibile di Dio, quindi, Gesù è sempre la stessa Persona, è sempre Dio.

Dio si manifesta come Gesù, cioè uomo, come Spirito Santo, cioè forza d'Amore che ha forgiato il mondo. Una forza tale che è entrata come presenza vitale nell'uomo (anima) che è fatto a Sua immagine.

L'anima, Dio l'ha creata da Se stesso e non dal nulla. L'anima è una parte di Dio. Quello che noi chiamiamo Spirito Santo è la presenza di Dio in noi, e questo non perché Dio ha voluto abitare in noi, ma perché noi siamo parte di Lui.

Nell'esprimere questo concetto bisogna però fare attenzione a non cadere in una certa forma di panteismo, come se noi fossimo tutti una parte vivente di Dio, e Dio fosse composto da tutti noi: no! Noi siamo fatti di anima, di spirito, di corpo, e nella nostra anima siamo parte vitale di Dio.

La nostra anima è il seme, è la realtà che c'è in noi: è il Paradiso terrestre che c'è in noi e nel quale Satana non può entrare perché protetto da Angeli con la spada di fuoco.

L'anima è una cosa preziosissima perché è il seme della nostra Vita eterna, la Vita che durerà per sempre.

Il Signore dice: "Cosa serve guadagnare il mondo se poi perdi la tua anima?". L'anima è la cosa più preziosa che l'uomo abbia. Tutto quello che uno fa di apostolato, di bene verso gli altri, lo fa per la loro anima.

Qui si inserisce il discorso di Gesù buon Pastore: Io sono venuto su questa terra per insegnarvi ad evolvervi, a svilupparvi non solo come uomini (un bambino diventa un uomo), ma soprattutto come figli di Dio, come parte di Dio, perché possiate diventare poco alla volta dei "divini" degni di essere e di vivere nel Regno dei Cieli".

La frase di Gesù che dice: "Io e il Padre Mio siamo un tutt'Uno" va capita bene, anche per salvare (in un certo senso) il discorso degli ebrei: "Dio è uno solo e non tre".

Un giorno un musulmano ha detto a un milanese che si trovava in Africa: "Voi non essere a posto: noi un Dio solo invece voi tre Dei". Il milanese gli ha risposto in dialetto: "Non sem pusé sciuri! (Noi siamo più signori!)".

Noi siamo più signori non perché abbiamo tre Dei, ma perché conosciamo di Dio più aspetti.

I musulmani dicono che ci sono ventimila nomi di Dio; gli indù dicono che il nome di Dio è in tutte le cose da cui Lui, dopo averle create si è ritirato; noi, invece, parliamo dei tre aspetti, dei tre modi in cui Lui si è fatto conoscere da noi: lo conosciamo come Padre, come Figlio, come Spirito Santo. Teniamo presente però che Dio è soprattutto Padre: questo è il termine con cui Gesù ci ha insegnato a chiamarLo: "Abbà!".

Come Padre dobbiamo adorarLo, ed è sotto questa luce che possiamo parlare di ecumenismo con gli ebrei e con i musulmani. Insistendo invece sul fatto che Dio è tre Persone uguali e distinte", non riusciamo a parlare con le altre religioni, anche perché uguali e distinte, sono termini matematici che non vanno bene tra di loro.

"Uguali e distinte": i teologi arrancando dicono così per cercare di spiegare che sono uguali nella sostanza e distinte come personalità; così va già meglio, ma bisogna stare lo stesso molto attenti perché la matematica non è un'opinione ma è una scienza chiara ed esatta.

Noi balbettiamo per cercare di definire Dio, ma avendo a che fare con gli ebrei o con gli islamici stiamo attenti a non imporre loro una forma usata da noi; una formula che non possono comprendere, soprattutto perché noi non la sappiamo spiegare. (Mi piacerebbe proprio sapere come spiegano le catechiste ai bambini la Trinità!!).

L'altro aspetto di Dio è quello del Pastore.

Il pastore è colui che porta le pecore nel luogo dove possono mangiare.

Il Signore dice a Pietro: "Pasci le Mie pecore". Le "pecore sono del Signore, non del Papa, dei Vescovi, del Parroco, del papà, della mamma...

Le pecore" sono di Dio: noi siamo di Dio. Però, il Signore ha incaricato Pietro di portare le Sue pecore in un luogo dove possano pascolare.

Guidare le pecore vuol dire portarle dove c'è da nutrirle. E quando si sono nutrite, bisogna cambiare pascolo: non possono rimanere sempre allo stesso posto. Quando in un pascolo hanno brucato tutta l'erba, bisogna permettere all'erba di ricrescere, quindi le pecore vanno condotte in un altro pascolo. Questa è la guida del pastore: lui deve preoccuparsi che le pecore possano mangiare.

Maometto diceva che ciascuno di noi, ciascun padre, ciascuna persona a cui è stato affidato un incarico è un pastore e quindi ha un dovere. Colui che ha l'incarico del lavoro, ha il dovere di trovare lavoro e di far lavorare; colui che ha l'incarico di crescere, di educare, perché padre, deve crescere ed educare i figli. Un genitore cerca di dare al figlio un alimento sostanzioso e bilanciato.

San Paolo dice: "Quando noi eravamo appena entrati in questo disegno di predicazione, come bambini piccoli dovevamo bere il latte..". Il latte va bene finché si è piccoli, ma poi, man mano si cresce bisogna mangiare qualche cosa di più sostanzioso".

Il pastore è colui che conosce le pecore e cerca per loro il cibo adatto, cambiandolo sovente. Ecco perché Gesù dice agli Apostoli: "Vi do il potere di legare e sciogliere": significato molto più ampio di quello che noi abbiamo inteso. Nella vita, il genitore deve legare alcune cose, e poi... magari, le stesse cose le deve sciogliere. La mamma quando il bambino è piccolo tiene chiuso il frigorifero, poi, quando il bambino è cresciuto lo lascia aperto...

L'educatore, il pastore, deve avere l'arte di proibire alcune cose e permetterne altre man man la "pecora" diventa autonoma.

Il crescere un figlio è un'arte: difficilmente si può dire cosa deve fare un padre o una madre verso un figlio, oppure cosa deve fare il capo di una congregazione religiosa nei riguardi dei suoi adepti; certamente deve seguire la norma del "nutrire" sostanziosamente. Invece ci sono persone che seguono sempre la norma della "blanda pastina" che è senz'altro il sistema più sicuro per tenere le persone sottoposte.

C'è il pastore che nutre bene le sue pecore, e quindi ha un gregge solido, valido, robusto, anche se fatto di pecore che scappano perché "forti", e c'è il pastore che per non farle scappare, per tenerle ubbidienti e sottoposte, dà loro da mangiare molto poco. Ogni pastore ragiona a modo suo e si comporta come vuole.

I pastori si possono chiamare papà e mamma, Parroco, Vescovo... e ognuno guida il suo gregge secondo la propria mentalità.

Ma... a mio avviso, una persona alla quale sono affidate altre persone dovrebbe essere ( per usare un termine nostro) moderna. Moderno è colui che si adegua al tempo in cui vive. Non si può dire : "Ai miei tempi...". Molte persone hanno visto il frutto del loro lavoro sgretolarsi proprio per questo ragionamento: "Ai miei tempi funzionava così, quindi...; questo ai miei tempi faceva bene e allora...".

Una persona moderna si deve adeguare al tempo in cui vive!

Il pastore, deve ricordare la frase di Gesù: "Pietro quando eri giovane andavi dove volevi, ma da vecchio dovrai andare dove ti portano gli altri...", non sempre deve stare davanti al gregge, molte volte deve stare dietro. "Stare dietro" vuol dire vedere dove vanno le pecore; il pastore che sta troppo avanti perde il contatto con il gregge.

"Stare dietro" vuol dire conoscere le pecore. Il pastore deve conoscere il passo degli agnelli per non sfiancarli".

Conoscere il passo degli agnelli vuol dire conoscere i ragazzi, i giovani... Conoscere non vuol dire seguire pedissequamente, ma ascoltare il loro linguaggio. Oggigiorno è invalso il discorso gergale: bisogna rifare il vocabolario per capire come parlano i ragazzi! "Quella persona vale una cifra!": a noi sembra una frase incompiuta, loro invece intendono una persona che vale molto. Per dire che uno è sfortunato, dicono che è "sfigato": un vocabolo che se lo avessimo usato noi vent'anni fa' avremmo preso un ceffone!

Ci sono dei vocaboli che i giovani inventano; ci sono dei neologismi che entrano nel loro vocabolario. Con questo, non è che dobbiamo seguirli alla lettera, ma dobbiamo almeno capirli. Un conto è capire e un conto è seguire.

Bisogna capire dove vanno i ragazzi, quali sono i loro gusti... Certo che se non vediamo niente di quello che loro vedono, se non leggiamo niente di quello che loro leggono, non li possiamo conoscere. Quante volte mi sento dire: "Ma don Stefano lei legge i fumetti?". Certo, li leggo perché insegno a scuola, perché parlo con i ragazzi e quindi voglio conoscere ciò che loro leggono.

Bisogna comprendere le attese, le esigenze dei ragazzi che mutano!

Modernità significa adeguarsi al ciclo vitale della mutazione: un bambino muta; muta il linguaggio e il suo modo di vedere. Mutare significa maturare; non si può rimanere immobili nelle proprie idee.

"Modernità -diceva il Cardinal Siri- significa distinguere tra quello che non muta e quello che muta".

In un cristiano quello che non muta sono le Verità eterne: Morte, Giudizio, Inferno, Paradiso.

Non esiste modernità che possa cambiare la morte: le cure moderne potranno allungare la vita di due o tre anni, ma poi... si muore.

Il Giudizio: tutti noi saremo giudicati da Gesù. Quel viso che noi vediamo nella Sindone ce lo troveremo davanti: attenzione a riconoscerLo. Gesù dice: "Beati coloro che Mi riconosceranno davanti agli uomini... perché Io li riconoscerò davanti al Padre Mio che è nei Cieli". Per essere sicuri di riconoscerLo incominciamo fin da adesso a immaginarceLo davanti quando preghiamo.

L'Inferno e il Paradiso sono due punti di arrivo. Il Paradiso può incominciare adesso su questa terra; l'Inferno comincerà alla fine del mondo, ma... già c'è, anche se non è detto che chi va all'Inferno adesso ci rimanga per tutta l'eternità. A questo punto si drizzeranno i capelli di qualche teologo... L'inferno è eterno, ma il giudizio finale è alla fine del mondo: lo ha detto Gesù nel Vangelo: "Quelli che sono destinati alla Vita eterna andranno alla Vita eterna, e quelli che sono destinati dal giudizio finale all'Inferno, andranno all'Inferno".

Anche adesso esiste l'Inferno: certa gente che non vuole accettare Dio, Gesù, in nessuna maniera, quando va di là Lo sente dire: "Non mi vuoi accettare; non vuoi il Mio giogo, vuoi quello di Satana? Vai da lui. però se poi Mi preghi, Mi invochi Io ti salvo (prima della fine del mondo)". Lo so che sono parole che ad alcuni teologi non vanno bene, ma sono parole del Vangelo: il definitivo è alla fine del mondo.

Morte, Giudizio, Inferno, Paradiso, Vita eterna: niente di questo cambia!

Il Regno di Dio incomincia già su questo mondo per coloro che riescono a mettersi in sintonia con Dio, infatti il Signore ha detto: "Il Regno di Dio è già in mezzo a voi": questo non cambia!

Altra cosa che non cambia è la natura umana. L'uomo è tendenzialmente pigro, violento e lo sarà sempre, perché la debolezza portata dal peccato originale lo ha un (po') deteriorato, anche se poi con la volontà può migliorare, ma tendenzialmente al mattino non andrebbe a lavorare, e volentieri "spaccherebbe il muso" a chi lo insulta. Spinte che ci sono e che ci sono sempre state fin dai tempi di Caino e Abele.

Anche il disegno di salvezza di Dio c'è e non cambia, sta poi a noi accettarlo.

Ora elenchiamo ciò che muta.

Una volta prevaleva la casa sulla strada, ora prevale la strada sulla casa. La casa è il luogo dove si può raggiungere una certa profondità; la strada è il luogo della superficialità: bisogna stare attenti al traffico... La casa è il luogo dove si può produrre e generare amore; la strada produce banalità, superficialità: "Come sta? Ci vediamo..." In casa si può fare l'ordine, nella strada c'è confusione. In casa esiste una certa "legge" o norma, sulla strada il "rispetto umano": certe cose che si fanno in casa non si possono fare fuori. In casa esiste una certa intimità, fuori bisogna stare attenti per non essere fraintesi. La moda, l'esibizione, il "tifo" sono figli della strada. E' questo che oggigiorno è cambiato, come è cambiato il fatto che si vive più fuori casa che in casa. Non solo, oggi si vive più fuori da se stessi che in se stessi.

Vivendo in se stessi si può fare della meditazione, della preghiera, della riflessione; vivendo fuori da se stessi si vive di hobby, di sport, politica, giornali... ma soprattutto di convenzioni umane.

Sappiamo, attraverso la comunicazione sociale, tutto di quello che succede in America, in Inghilterra; sappiamo tutto sulla signora tal dei tali, ma "sappiamo" poco di noi stessi. In politica poi, in modo esasperante ci fanno sapere come stanno gli altri, ma ben poco ci dicono di come stiamo noi; il Governo non ci dice che cosa veramente c'è in Italia... Loro non sono pastori, loro non portano le pecore a mangiare: mangiano sulle pecore! Sono falsi pastori che invece di portare le pecore a mangiare le uccidono per mangiarle.

Queste sono le cose che sono cambiate, e in questi cambiamenti ci sono tante lacune...

Nella stessa famiglia ci sono tante lacune che una volta non c'erano, per esempio l'autorità! Una volta nella famiglia c'era più autorità, più forza, più esempio: proprio per questo i ragazzi di oggi si sentono più smarriti. Come si può dire a un ragazzo: "Vai a Messa" quando i genitori non vanno? Come si può dire alla ragazza comportati seriamente, quando la madre discute con lei perché anche lei vuole il vestito che vuole la figlia?

Cambiano i fatti associativi. Oggi ci sono le associazioni solo per i divertimenti; non ci sono le associazioni per un approfondimento spirituale. Se si parla alla gente di "Azione Cattolica" si è guardati con stupore; infatti c'è il canto: "Liberaci dallo stress e dall'Azione Cattolica...".

Le associazioni sono fatte solo per il divertimento: sport, club...

Associazioni per la politica: si sforzano di fare "Partiti" a tutto spiano ma poche associazioni per la cultura, e soprattutto per la morale e per la crescita spirituale. Queste sono tutte le cose che sono cambiate!

Ciascuno di noi cerchi di essere moderno per la propria famiglia, per le persone che ci sono state affidate cercando di capire quello che muta e quello che non muta, quello che è cambiato da cinquant'anni a questa parte da quello che non è cambiato, e tutto questo per essere un buon pastore.

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