COMMENTI (SBOBINATI) AI VANGELI FESTIVI

XVIII Domenica per Annum

Vangelo: Lc. 12, 13-21

In quel tempo uno della folla disse a Gesù: "Maestro dì a Mio fratello che divida con me l'eredità". Ma Egli rispose: "Uomo chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?". E disse loro: "Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni". Disse poi una parabola: "La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sè: che farò poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sè, e non arricchisce davanti a Dio".

E' molto interessante quello che il Signore dice, però, prima di analizzare il Vangelo di oggi dobbiamo fare un'osservazione sulla prima Lettura tratta dal libro di Qoelet (un pessimista di prima categoria).

Voi sapete che la Bibbia è una raccolta di Libri scritti da tante persone; la Sinagoga di Gerusalemme ne ha tenuti in considerazione alcuni, altre Sinagoghe ne hanno tenuti in considerazione altri; la raccolta dei Libri dell'Antico Testamento non è uguale per tutti: ad alcuni libri veniva attribuito un valore spirituale, ad altri un valore storico! Il Libro di Qoelet è un Libro che i cristiani hanno preso a "scatola chiusa" e... in un certo senso hanno un po' sbagliato perché non tutto quello che sta scritto è Parola di Dio. La Parola di Dio c'è anche in questo Libro come negli altri, l'essenziale è saperla riconoscere.

Il contenuto della prima Lettura di oggi è la riflessione di un pessimista, il quale, convinto che tutto deve finire, non dà valore a nulla: per lui vale solo ciò che dura in eterno!

Questa lettura, i cristiani, la devono confrontare col discorso di Gesù sui talenti: a uno ha dato cinque talenti, e fortunatamente questi non ha ragionato come Qoelet: tutto passa, tutto finisce, quindi bisogna aspettare la morte a braccia conserte. No! Gesù dice: "Ti do cinque talenti e tu me ne devi restituire dieci; ti do due talenti e tu me ne devi restituire quattro!".

Secondo Gesù bisogna "darsi da fare"; Lui ha rimproverato colui che non ha fatto fruttificare il suo unico talento: "Se non lo volevi trafficare tu, lo dovevi dare a qualcun altro altro, magari a una Banca, così avrebbe dato un "interesse", anche se basso.

Quindi il discorso di Qoelet non collima in nessuna maniera con quello di Gesù Cristo, e questo perché lui, come tanti ebrei che esistevano al tempo di Gesù, non credeva nella vita eterna! Idea, abbastanza diffusa anche tra i buddisti e tra gli indiani, era che dopo la morte non esistesse più niente!

Gesù Cristo invece ci ha insegnato che dopo la morte c'è la Vita eterna, e che quello che si è fatto qui, servirà ad arricchire la Vita di là! Gesù non è venuto per "abolire" ma per "approfondire" e dare significato alla Vita terrena.

Qoelet dice: "Perché chi ha lavorato con sapienza, scienza, successo, dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non ha per nulla faticato? Anche questo è vanità e grande sventura". Niente affatto: non è vanità e sventura perché l'individuo si è realizzato, ha realizzato, anche se poi il tutto passerà a qualcun altro. Quanti sono i genitori che lavorano perché i figli possano avere qualcosa?! Secondo il ragionamento di Qoelet il lavoro di questi genitori sarebbe inutile, sarebbe vanità! Sappiamo benissimo tutti che una mamma quando alleva un figlio automaticamente alleva un marito per la nuora... e allora?

Continua Qoelet: "Allora quale profitto c'è per l'uomo in tutta la sua fatica e in tutto l'affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole?". Il profitto c'è: lui ha vissuto, si è sviluppato, si è fatto un'esperienza, quindi... si è preparato per la Vita eterna!

Il massimo del pessimismo di Qoelet: "Tutti i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose". Anche Gesù ha detto: "Ciascuno prenda la sua croce...", ma ha anche aggiunto: "Per ogni giorno è abbastanza la sua preoccupazione...".

Non bisogna preoccuparsi per il futuro! Molte volte ci si carica di dolori e apprensioni future (non sappiamo cosa accadrà) non godendo così del presente. Questa è una maniera di vivere non voluta dal Signore!

"Anche questa è vanità" dice Qoelet. No: questa è realtà! Ecco la differenza tra il Libro dell'Antico Testamento e il Libro del Nuovo Testamento! Non me ne vogliano gli ebrei per questa mia considerazione, ma è così: bisogna leggere l'Antico Testamento alla luce del Vangelo! E' l'unico modo per interpretare; dove i brani dell'Antico Testamento sono manchevoli, Gesù mette la giusta interpretazione!

Gesù ci ha detto: "A cosa serve guadagnare un mucchio di cose se poi si perde l'anima?".

Un conto è l'anima e... un conto è la mente; un conto è l'anima... e un conto è l'intelletto.

L'anima è il seme, è la parte di Dio che Lui ha messo in noi, e se noi svilupperemo questo seme avremo la nostra anima per tutta l'eternità, in caso contrario la perderemo. E Gesù ci ha detto: "Ci sono delle cose che possono farvi perdere l'anima...".

L'uomo può coltivare il proprio intelletto fino a fargli raggiungere prestazioni straordinarie. Conosco persone che hanno coltivato l'intelletto e che quindi sono intelligentissime e ci hanno dato cose meravigliose sia nella tecnica che nella scienza, ma... un conto è diventare padroni della propria mente, e un conto è diventare padroni della propria anima: sono due cose ben diverse!

L'uomo può coltivare il proprio intelletto fino a raggiungere prestazioni straordinarie senza però diventare padrone della propria anima!

Vi leggo un brano di Herman Hesse (che non è così ben visto da certi nostri ambienti cattolici; lui è un cristiano che ha capito come un certo ambiente "limitato" e pessimista che vede Dio solo come "padrone" possa rovinare la "strada" per arrivare alla propria anima e quindi a Dio). Scrive: "Interroga la tua anima, interrogala su cosa significhi il futuro, su cosa significhi amore. Non fare domande alla tua ragione. La tua anima non ti accuserà di non esserti interessato a sufficienza di politica, di aver lavorato troppo poco, di non aver odiato abbastanza i tuoi nemici o di non aver rafforzato a sufficienza i confini, ma... forse ti accuserà di aver avuto troppo spesso paura delle sue richieste e di essere fuggito di fronte ad esse; di non aver mai avuto tempo di dedicare a lei, la tua anima, creatura giovane e bella, e di non aver giocato con lei, di non aver ascoltato il suo canto. Di averla spesso venduta (la tua anima) per denaro e tradita per averne dei vantaggi. E così è stato milioni di volte, e dovunque si guardi si vedono volti nervosi, tormentati, cattivi, come se gli uomini non avessero tempo che per le cose più inutili: per la borsa, per il lavoro, per l'ospedale. E questa condizione odiosa non è altro che un simbolo premonitore, una voce che abbiamo nel sangue. Diventerai nervoso, odierai la vita -così parla la tua anima- se non ti curerai di me. E rimarrai così, morirai così, se non ti rivolgerai a me con nuovo amore e attenzione. Il corso del mondo vada pure come vuole: un medico, un salvatore, nuovi impulsi ma... ti troverai sempre solo e in te stesso, nella tua povera, bistrattata, duttile e indistruttibile anima. In essa non c'è sapere, non c'è giudizio, non c'è programma: c'è solo stimolo, futuro, sentimento. L'hanno seguita i grandi Santi e i predicatori, gli eroi e i martiri, i grandi condottieri e i conquistatori, i grandi maghi e gli artisti: tutti coloro il cui cammino è cominciato in sordina per finire nella beatitudine. La via del milionario è un'altra e... finisce in una clinica. Anche le formiche fanno la guerra, anche le api hanno i loro stati, anche i criceti accumulano ricchezze... La tua anima cerca altre strade, e quando non le trova..., e quando ottieni successi a spese della tua anima non c'è per te felicità perché la felicità la può provare solo l'anima, non il cervello, non la testa, o il portafoglio. Dato che non si può riflettere e parlare più a lungo su queste cose, s'impone a questo punto una frase che da tempo ha espresso compiutamente tutti questi pensieri. E' una frase pronunciata e ascoltata molto tempo fa', una frase detta da Gesù che appartiene a quelle poche massime che sono senza tempo ed eternamente nuove: "Che ti giova conquistare il mondo intero se rechi danno alla tua anima?"

Bisogna stare attenti alle cose che recano danno alla propria anima: per esempio la ricchezza. La ricchezza può comperare la "buccia" di molte cose, ma non il seme; la ricchezza può darvi il cibo ma non l'appetito; la ricchezza può darvi le medicine ma non la salute; la ricchezza può darvi tanti conoscenti ma non gli amici; la ricchezza può dare tanti giorni di piacere ma non la pace e la felicità, perché la pace e la felicità le tiene in serbo soltanto Dio.

Con la ricchezza bisogna fare quello che è necessario; il necessario va tenuto, ma l'utile può essere anche dato. L'utile è diverso dal necessario. Il superfluo, poi, non appartiene solo a noi; invece molti dicono: "Questa cosa è mia e ne faccio quello che voglio!". E purtroppo il "mio" non viene solo applicato alle cose materiali, viene applicato anche alle persone: "Il figlio è mio e lo allevo come voglio io; la moglie è mia, quindi lei deve fare quello che dico io...".

Teniamo presente che ciò che portiamo con noi quando moriamo è esattamente ciò che abbiamo dato: in amore, in coccoli, in soldi, in parole buone, in sorrisi...

Quando noi arriveremo di là , un istante dopo la morte, troveremo tanti visi ad accoglierci. Troveremo quelli a cui abbiamo fatto del bene, ma troveremo anche quelli a cui abbiamo fatto del male.

Dice il racconto della morte di Giuseppe (un libro apocrifo) che quando Giuseppe chiuse gli occhi su questa terra e li spalancò di là, si spaventò perché vide dei visi orrendi che cercavano di spaventarlo, ma Gesù li cacciò via con un gesto, con una parola.

L'arrivo nell'al di là è il momento cruciale perché troveremo solo quello che abbiamo dato. E' necessario che ciascuno di noi rifletta su questo!

Diceva il Santo Curato d'Ars: "I vostri beni non sono che un deposito che il buon Dio ha messo nelle vostre mani. Dopo il vostro necessario (necessario per voi e per la vostra famiglia), il resto deve essere messo a disposizione di tutti".

Tutto quello che abbiamo è un affido che il Signore ci ha dato. Una moglie è un affido che il Signore ha dato; un marito è un affido che il Signore ha dato; un amico è un affido che il Signore ha dato; un figlio è un affido che il Signore ha dato: un affido e non una proprietà!

Il Santo Curato d'Ars diceva: "Ci sono quelli che dicono: se diamo le offerte ai poveri ne fanno cattivo uso! Ne facciano l'uso che vogliono: il povero sarà giudicato su l'uso che avrà fatto della vostra elemosina, ma voi sarete giudicati sull'elemosina che avreste potuto fare e che non avete fatto".

Se vogliamo "ritornare" alla nostra anima dobbiamo mettere in pratica quello che diceva Alessandro Manzoni: "Si dovrebbe pensare più a far bene e che a star bene, e così si finirebbe anche a star meglio!".

Noi ci affanniamo troppo a star bene: medicine, dottori, saune..., e ci affanniamo troppo poco a far bene!

Facendo il bene si finisce anche a star meglio!

Dobbiamo veramente prepararci un posto nel Cielo; dobbiamo impegnare la nostra vita perché sappiamo che essa non finisce.

La nostra vita è eterna (con buona pace del Qoelet e di tanti altri che hanno scritto nell'Antico Testamento!).

La nostra vita è eterna! Mettiamo quindi in pratica tutto quello che il Signore ci ha insegnato sui talenti, in maniera tale che arrivando di là, Lui possa vedere che abbiamo messo a frutto tutto quello che ci ha dato. E, ricordiamoci: il miglior modo di mettere a frutto è quello di donare!

[ Home | Cosa fa | Chi è | Cosa diceSussidiInterpretiSchola Cantorum ]


http://web.tiscalinet.it/donstefano