COMMENTI (SBOBINATI) AI VANGELI FESTIVI

Ottava del Natale del Signore

Vangelo: Lc. 2, 16-21

In quel tempo, I pastori andarono senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il Bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averLo visto, riferirono ciò che del Bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, Gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'Angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

Quella di oggi è una festa importante; una festa molto più profonda, più cristiana della festa della pace.

Tutti i cortei, le manifestazioni per la pace hanno influenzato la gerarchia della Chiesa che con Paolo VI ha "pensato" di mettere al 1° gennaio la ricorrenza del giorno della pace, ma... in realtà il 1° gennaio è il giorno della circoncisione di Gesù, ed è questo il significato vero e importante di questa giornata.

Non solo la ricorrenza della circoncisione, ma anche la ricorrenza del nome di Gesù.

Quando, presso gli ebrei, un bambino viene circonciso, gli viene imposto il nome, quindi oggi è l'onomastico di Gesù. E... l'onomastico di Gesù è una cosa molto più importante delle "camminate" per la pace che "lasciamo" a certi Vescovi, a certi cristiani impegnati. E questo non perché noi non vogliamo la pace, ma perché il Bambino della pace è Gesù! C'è anche un canto molto bello che parla di "questo" Bambino che è venuto a portare la pace: pace nel senso ebraico che significa "ristabilire la giustizia".

La base della pace è la giustizia, se non c'è giustizia, presto o tardi, c'è lotta perché, umanamente parlando, una persona ingiustamente "schiacciata" prima o poi si ribella.

Alla radice della pace c'è la giustizia! Gesù è venuto a portare giustizia.

Il profeta nel preannunziare la venuta di Gesù dice: "Egli non giudicherà in base a sentito dire", come invece oggigiorno, molto frequentemente, fanno i nostri Giudici, i quali non sempre indagano per vedere se il "detto" corrisponde alla verità.

"Questo Bambino non giudicherà per sentito dire, ma giudicherà perché vede e prova".

Bisogna provare prima di giudicare. Per conoscere bisogna provare.

Gesù conosce l'uomo perché prova ad essere Uomo: questa è l'incarnazione di Dio, il Quale ci dice: "Io posso dire perché ho provato tutto della vostra vita, dalla nascita alla morte".

Questo è il significato vero del Bambino della pace, del Bambino della giustizia!

Poi...(come abbiamo già detto) cosa importante, nel giorno della circoncisione Gli è stato imposto il nome: Gesù.

In tutto il mondo si incontra un'antica usanza secondo la quale, un bambino appena venuto al mondo viene portato dai genitori nel Tempio, cioè nel luogo specifico dove si adora Dio, per essere affidato alla sfera del divino.

E' una saggezza profonda quella che pervade questa usanza. Noi l'abbiamo conglobata nel Battesimo, ma, se ci fate caso, nel Vangelo si parla di circoncisione sei giorni dopo la nascita, e di presentazione al Tempio, quaranta giorni dopo la nascita: due cose ben diverse e con due ben precisi significati, uno più profondo dell'altro.

In nessun periodo della vita un uomo sembra appartenere di più ai suoi genitori quanto nel momento della sua massima vulnerabilità, quando è piccolo, piccolo e affidato a loro. Ma è proprio in questo momento che il genitore, sentendo affidato a sè questo nuovo nato, capisce la responsabilità di ciò che esiste in potenza in questo "seme".

Alla nascita di un bimbo il genitore capisce, intuisce il senso di questa nuova esistenza che viene ad arricchire la propria vita, ma proprio per questo motivo si sente impotente, o meglio, non sufficientemente potente, di fronte a tanta responsabilità. Ecco allora che l'atteggiamento religioso, di quasi tutti i popoli, impone di assegnare il bambino a una potenza invisibile da cui lui deriva: in realtà il bambino non è solo dei genitori ma è, nel suo spirito, nella sua anima, figlio di Dio.

I genitori sono strumenti. I genitori non sono i padroni della vita del figlio, ma solo servitori della di lui vita. Questo atteggiamento porta, in tutte le religioni, ad affidare il bambino a una Potenza che possa supplire alla deficienza dei genitori.

Ogni uomo non appartiene ad un altro uomo: appartiene a Dio, e nella presentazione al Tempio, questo viene messo maggiormente in risalto con il "riscatto": si deve ricomprare il primogenito con due colombe.

Quando si dà il nome a un bambino in genere si dà lui un nome con un preciso significato: il significato di un momento di dolore della propria vita (per esempio il nome di una persona cara morta), oppure il significato di un momento di gioia, ma in verità solo Dio conosce il vero nome del bambino.

Solo Dio è a conoscenza del nome autentico che si dovrebbe imporre a colui che nasce: il suo nome "chiave" per capire quello che è e quello che sarà. Proprio per questo l'Angelo rivela a Maria il nome che dovrà mettere al suo bambino: Gesù, Jesus: chiamiamolo come si vuole, ma il significato è sempre lo stesso: Dio che salva.

Gesù riproduce in Sè un disegno, un piano che è: Dio che salva.

Ci sono dei nomi che sono dei "mantra", pronunciando i quali si evoca e si attualizza quello che una persona è. Il nome di Gesù è uno di questi.

Il nome di Gesù non è solo commemorativo (che ricorda) è un nome evocativo: quando noi pronunciamo il Suo nome evochiamo una Realtà.

Oggi viviamo in una cultura che non ha ben chiaro il discorso del nome: tanti non conoscono neanche il significato del proprio nome!

Ci sono dei nomi strani..., ci sono dei nomi che si danno in base al "personaggio" del momento... Certi nomi rappresentano un "personaggio" che è stato famoso nella storia o nel cinema: per esempio Benito (Benito Diaz, Benito Mussolini) e... ora non si è così contenti di essere chiamati Benito!

I Romani, per esempio, che erano un popolo pratico, chiamavano i loro figli numerandoli da Uno a Dieci, secondo l'ordine con cui "arrivavano": Primus, Secundus, Quintus, Decimus.... Un sistema pratico, privo di illusioni...; non si doveva avanzare affatto la pretesa che un nome rappresentasse qualcosa di essenziale; si doveva soltanto elencare l'ordine nella serie della riproduzione...

Il nome che noi dovremmo prendere in considerazione, è il nome che Adamo, all'inizio del mondo, ha dato a tutte le cose, e soprattutto il nome che ha dato alla sua compagna in amore: Eva. Nome che Adamo, quando si è svegliato dal sonno, ha dato alla creatura a lui simile e con la quale si sente di poter dialogare delle cose sue. E' bello parlare con Dio ma è pur sempre un Essere "lontano"..., quindi, Adamo voleva qualcuno che stesse sempre vicino a lui e con cui scambiare le proprie sensazioni immediate. Dio che è padre, lo ha esaudito!

Il nome che Adamo ha dato alla sua donna non è solo un nome di ricerca in se stesso, ma è la ricerca di un angolo di visuale da cui vedere la persona.

Se il nome di una persona diventa un nome dell'amore che abbiamo "dentro", questo nome apre il nostro cuore (non solo la nostra bocca) nel pronunciarlo. Con l'amore si comprende e si conosce veramente quello che ci sta attorno, quindi pronunciare con amore un nome, è cosa molto importante.

Quanti genitori pronunciano il nome del loro bambino con amore! Noi stessi siamo abituati a chiamare: "mamma, papà" con amore.

Gesù ci introduce alla parola "Abbà" che vuol dire "papà" parlando di Dio; un nome che non poteva essere nominato presso gli ebrei, se non rischiando l'irriverenza. Questo mi ricorda l'usanza di qualche decennio fa quando si dava del "lei" ai genitori...

Il nome, se pronunciato con amore, è importante sia per colui che lo dice, sia per colui che si sente chiamare.

A questo punto, arriviamo a capire come la Chiesa orientale ha compreso la festa del nome di Gesù (questa festa) nel modo più profondo. La Chiesa orientale ha sviluppato una forma di preghiera che consiste nel pronunciare di continuo, fino all'esaurimento, fino a perdere i sensi, fino all'incoscienza, il nome di Gesù. Nome da pronunciare con tutto il cuore, con tutto l'amore, finché comincia a vibrare in noi come un canto che ci unisce a Lui, e attraverso Lui, a tutte le cose.

Questa strada è la vera comprensione di che cosa sia il Cristo, il Messia, cioè il "luogo" dove noi possiamo comprendere nella maniera più profonda e chiara chi è Dio.

Nel nome di Gesù noi possiamo arrivare a capire qualche cosa di Dio. E' per questo che il Suo nome è un nome potente, forte, come dirà San Paolo: "Un nome davanti a cui si deve piegare ogni ginocchio".

Il nome di Gesù è un nome che ci aiuta ad uscire dall'angoscia. Nel rito orientale, quando una persona è molto addolorata continua a ad invocare ossessivamente il nome di Gesù.

Il nome di Gesù è la fine di un'angoscia e l'inizio di una speranza, cioè il principio della nostra vera dignità, perché, il Salvatore, Gesù, Dio che salva, ci libera, prima di tutto, dal timore degli uomini, poi dall'alienazione della vita. Alienazione che ci arriva dalla televisione, dai giornali: ci portano fuori dalla nostra "vera" vita, da quello che noi siamo veramente.

Il nome di Gesù ci libera dall'umiliazione, perché "sotto" tale nome noi siamo protetti perché siamo "qualcuno" per Dio: anche se per gli uomini siamo dei "poveretti" per Dio siamo importanti!

Il nome di Gesù ci toglie dalla mortificazione perché il nostro vero sviluppo è in senso spirituale. Potremo essere mortificati sul lavoro, sulle nostre caratteristiche fisiche, ma non potremo mai essere mortificati nella nostra anima perché è figlia di Dio. Potranno insultarci, parlare male di noi, ma... se noi siamo uniti a Gesù, se noi siamo nella Sua sfera, siamo al di sopra di tutto quello che gli uomini possono dire e fare contro di noi.

Pronunciandolo, il nome di Gesù diventa una Luce che risplende dall'Alto in mezzo alle tenebre di questa terra. Pronunciando il suo nome, Gesù diventa la stella che i Magi hanno visto sorgere: Luce che si diffonde in mezzo all'oscurità del mondo.

Molto prima che noi esistessimo Dio ha avuto una idea precisa, un piano per noi. Questo piano per Gesù si è consolidato, si è "racchiuso" nel Suo nome.

Noi invece il nome terreno lo abbiamo avuto dai nostri genitori: il nome della zia, il nome del nonno..., ma il vero nome, il nostro vero nome, lo conosce Dio, e anche noi lo conosceremo il giorno in cui arriveremo davanti a Lui, e precisamente quando ci chiamerà per nome.

Sentendoci chiamare da Lui con un nome diverso dal nostro abituale ci stupiremo..., ma poi capiremo che quello era il nostro vero nome. Questa è la verità, questa è la realtà!

Chiamiamo Gesù come fanno gli orientali: continuiamo ad invocare il Suo nome fino all'esaurimento delle nostre e forze, e... vedremo quante cose nel Suo nome si realizzeranno, e quante volte la nostra anima si risolleverà.

[ Home | Cosa fa | Chi è | Cosa diceSussidiInterpretiSchola Cantorum ]


http://web.tiscalinet.it/donstefano